a cura di Virginia Mancini,
Master ASVI in Fund Raising Comunicazione e Campaigning.
Intervista a Luciano Zanin, Presidente ASSIF
Luciano Zanin è Presidente ASSIF, ha 45 anni, una moglie, Sonia, e due gemelli, Giovanni e Sofia di 10 anni. È laureato in economia del non profit e opera come libero professionista nel Fundraising dal 1999.
Alla luce della sua esperienza, ritiene che ci sia un “percorso ideale” o più percorsi per diventare un Fundraiser?
In Italia si può arrivare “dalla strada” e quindi partire dall’esperienza, anche di volontariato, ma la formazione è irrinunciabile. Il percorso ideale prevede quindi un mix di formazione teorica ed esperienze pratiche. Ritengo, inoltre, che un’esperienza all’estero nell’ambito del fundraising sia utilissima ed auspicabile, io, per esempio, ne sento la mancanza.
Quali sono a suo avviso le skills che non possono mancare per essere un ottimo fundraiser?
Sono di due tipi: valoriali-personali e tecnico-strumentali. Nelle prime rientra una forte motivazione, è un lavoro che richiede molti sacrifici, che ti mette costantemente alla prova dal punto di vista personale, che richiede consapevolezza del ruolo svolto nel contesto della relazione tra un’ONP, un beneficiario e un donatore. Assolutamente necessarie voglia di continuare ad imparare, capacità e piacere di relazionarsi. E passione, che per me è il vero motore di qualsiasi cosa.
Accanto a questa predisposizione ci deve essere poi la conoscenza delle strategie, degli strumenti, delle tecniche di fundraising, dei mercati, delle dinamiche interne ed esterne al mondo non profit e tutto il bagaglio indispensabile per poter produrre risultati.
Quali sono i luoghi in cui svolge il suo lavoro?
Fondamentalmente due: i territori e le organizzazioni. I territori perché, essendo un consulente di fundraising che lavora soprattutto con organizzazioni medie e/o piccole, mi reco dove le stesse operano. Questo mi dà l’opportunità di conoscere situazioni diverse sia da un punto di vista della tipologia delle organizzazioni e sia da un punto di vista dei contesti ed impegnarmi per la soluzione delle diverse problematiche locali, ma con riferimento ai trend nazionali ed internazionali. Lavoro poi con organizzazioni di tutti i tipi: cooperative sociali, associazioni di promozione sociale, associazioni di volontariato, fondazioni, enti pubblici e anche imprese for profit.
Quali sono le principali soddisfazioni del suo lavoro?
La più grande soddisfazione è pensare di essere utile. Questa è la condizione principale per essere felici, come dice Zamagni (Presidente Agenzia per le ONLUS n.d.r.) “chi si sente inutile difficilmente può essere felice”. Non c’è soddisfazione più grande che inaugurare una nuova comunità per ragazzi disabili o per tossicodipendenti o un hospice per malati terminali, questo significa essere utili. Aver contribuito a realizzare una “cosa” che adesso produce la sua utilità per molte persone è al contempo una grande soddisfazione ed una grande motivazione, perché il fundraising ha un senso se produce dei risultati. Le persone sono la prima e unica fonte di gratificazione.
Qual è il ruolo dell’Associazione dei Fundraiser e perché è utile per un Fundraiser aderirvi?
Il ruolo dell’Associazione ha a che fare con l’identità dei fundraiser e l’utilità che la stessa può portare in termini di crescita professionale dei singoli e della categoria. 
Aderire e partecipare all’associazione è innanzitutto un modo per non essere e non sentirsi soli, significa avere l’opportunità di accedere a dei servizi che solo un’organizzazione di categoria può dare: network, formazione approfondita o specifica, possibilità di conoscere esperienze internazionali.
Essere aggiornato ed informato è un’altra delle necessità, ‘stare sul mercato’ richiede tantissima energia, le proposte sono molteplici, monitorare il mercato da un punto di vista delle offerte lavorative, ma anche formative, essere aggiornati dai punti di vista tecnico e legislativo, può essere faticoso, quindi l’associazione può operare da filtro.
L’associazione può quindi essere un grande strumento a servizio dei fundraiser, però come tutte le organizzazioni di questo tipo deve essere vissuta e partecipata, altrimenti le sue potenzialità rimarranno tali e non produrranno gli effetti desiderati.
I papers di ASVI
COEN CAGLI M. (2007), Lectio magistralis, Atti del workshop ASVI Fundraising e Comunicazione, (Roma, luglio 2007). Scarica il PDF
CRESCENZI M. (2007), “Comunicare in modo ‘attrattivo’ con i propri sostenitori”, Terzo Settore de IlSole24Ore, Rubrica ASVI “Professioni & Management”, Milano, n.2. Scarica il PDF
CRESCENZI M. (2007). Il Diversity Management: la “Sana Alleanza” tra non profit e for profit. Intervento ASVI al laboratorio: Diversity management: le “azioni positive” nel mondo delle imprese. Salone della responsabilità Sociale. (28 ottobre, 2007, Milano – IULM). Scarica il PDF
CRESCENZI M., CICCARDINI L.(2006), “Corporate Fundrasing”, L’Impresa, Milano, n.5, (settembre). Scarica il PDF










